Cura del frutteto in inverno (seconda parte)
Ecco la seconda parte delle operazioni che compio in frutteto durante il periodo invernale. (Le indicazioni valgono per le piante a foglia caduca come, in particolare, drupacee e pomacee, fico, kaki, melograno e ulivo).
Qui la prima parte.
Eliminare i polloni alla base della pianta.
I polloni (e i succhioni) indicano la presenza di uno squilibro nel rapporto chioma-radici, spesso causato da potature troppo consistenti, in ogni caso sono segno di un malessere della pianta, vanno rimossi perché prendono energia alla pianta.
(In caso di piante allevate su piede franco dai polloni è possibile ricavare nuove piante della stessa varietà, ma questa è un’altra storia).


Concimazioni e lavorazione terreno alla base della pianta
Su questo argomento ho sentito pareri molto discordanti tra loro.
Io rimango della scuola del minimo sforzo per massimo risultato, considerando che anche se parliamo di piante allevate e il nostro scopo è quello di raccoglierne i frutti, osservo che gli alberi sono molto più bravi a regolarsi di quanto possiamo fare noi, quindi in linea di massima non lavoro e non concimo il terreno, fatta eccezione nel momento della messa a dimora.
Lavorare e concimare il terreno alla base della pianta può portare squilibri ad una pianta sana, in quanto concimando andiamo a modificare la composizione chimica del suolo. Piante molto concimate attirano maggiormente parassiti.
Se durante la stagione vegetativa noto carenze sulla pianta (sarebbe da fare delle analisi per capire bene cosa manca al terreno, o se è la pianta che non riesce ad assorbire i nutrienti) mi limito ad usare letame ben maturo. È fondamentale infatti che il letame usato abbia terminato i processi di deterioramento, altrimenti rischiamo di portare insetti, funghi, fermentazioni (e cambi di ph) non voluti. Per quanto riguarda la lavorazione del suolo, solo se il terreno risulta troppo asfittico, quindi terreni molto argillosi che presentano ristagni idrici.
Letame maturo

Letame troppo fresco

Pulizia tronco e applicazione pasta per tronchi
Per la mia esperienza rimane una delle pratiche più importanti da fare.
la Pasta per tronchi è una grande equilibratrice del legno, lo nutre e lo protegge e stimola la circolazione.
Si trova in commercio in diverse proporzioni, io la preparo da me (seguirà post dedicato).
Distribuire nel periodo dalla cadute delle foglie alla ripresa vegetativa (in alcuni casi si usa anche durante l’anno), si procede pulendo il tronco, rimuovendo muschio, licheni, ecc. con una spazzola di ferro, spennellare il tronco dalla base fino alla altezza di circa un metro e mezzo. Questa operazione va fatta sempre in giornate soleggiate in modo che la pasta asciughi bene sul tronco.




Trattamento ai rami e ai tralci di potatura
Prima della ripresa vegetativa, faccio quello è l’unico trattamento rameico dell’anno.
il rame è un potente antifungino e protegge la pianta dagli attacchi primaverili; in alcuni casi faccio un’irrorazione prima della caduta totale delle foglie (in particolare sul pesco, contro la bolla) e poi poco prima della ripresa vegetativa.
Al rame (anche per usarne di meno) aggiungo il decotto di equiseto e la propoli che oltre a non avere nessuna controindicazione migliora l’effetto adesivante del rame e biostimala la pianta a rigenerare le secrezioni cerose che la pianta produce per difendersi dagli attacchi fungini.
Nel caso decidessi di trinciare i tagli di potatura sul posto e usare il cippato come fertilizzante naturale, preferisco irrorare anch’esso con il preparato in modo da bruciare spore di funghi dormienti rimaste.

